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Sicurezza sul lavoro - Il datore di lavoro è responsabile dell'infortunio anche se non ha assunto direttamente i dipendenti


La Suprema Corte, con la sentenza n. 36438 del 2014, ha confermato la sentenza di condanna di un imprenditore agricolo per il reato di lesioni gravissime patite da un lavoratore occasionale, che era stato assunto a nero durante la stagione vinicola.</div><div id="ext-gen1194">Il malcapitato lavoratore, addetto ad una "pompa per mosti", era stato incaricato di spingere con le mani l'uva dallo scivolo in metallo verso la tramoggia, allorché veniva afferrato da uno degli organi in movimento e riportava lesioni gravissime consistite in una ferita lacero-contusa, che determinava l'amputazione dell'avambraccio.</div><div id="ext-gen1196">I primi rilievi degli organi ispettivi consentivano di accertare che, al momento dell'infortunio, il macchinario non era conforme alle norme di settore, in quanto aveva subito una anomala manomissione consistente nell'asportazione dell'apposita griglia di protezione e, al fine di permetterne il funzionamento in assenza dei dispositivi di sicurezza, risultavano inserite due chiavi supplementari atte ad escludere i meccanismi elettrici di salvaguardia dell'incolumità fisica degli operatori.</div><div id="ext-gen1195">Dalle fonti di prova in atti emergeva che la "pompa per mosti" era stata installata da due dipendenti nel piazzale dell'azienda agricola per svolgere le operazioni di vendemmia e che il dipendente infortunatosi, giunto presso l'impresa, aveva chiesto se vi fosse bisogno di aiuto per la vendemmia.</div><div id="ext-gen1197">L'accusa elevata a carico dell'imprenditore agricolo era di aver messo a disposizione dei lavoratori una "pompa per mosti" senza meccanismi di sicurezza, che, se correttamente funzionanti, avrebbero sicuramente evitato l'infortunio che era costato al lavoratore occasionale la perdita di un avambraccio.</div><div id="ext-gen1198">In materia va comunque ricordato che sul datore di lavoro grava l'obbligo di eliminare le fonti di pericolo per i lavoratori dipendenti che debbano utilizzare i macchinari aziendali e di adottare tutti i più moderni strumenti che la tecnologia offre per garantire la sicurezza dei lavoratori.</div><div id="ext-gen1199">L'obbligo di "ridurre al minimo" il rischio di infortuni sul lavoro (art. 71, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81) impone al datore di lavoro di verificare e garantire la persistenza nel tempo dei requisiti di sicurezza delle attrezzature di lavoro messe a disposizione dei propri dipendenti (art. 71, D.Lgs. 9 aprile 2008, n. 81), non essendo sufficiente, per ritenere adempiuto l'obbligo di legge, nemmeno il rilascio, da parte di un organismo certificatore munito di autorizzazione ministeriale, della certificazione di rispondenza ai requisiti essenziali di sicurezza (Cass. Pen., Sez. III, Sent. n. 46784 del 10 novembre 2011, dep. 19 dicembre 2011, Rv. 251620).</div><div>Per alleggerire la sua posizione processuale, il datore di lavoro si era difeso sostenendo di non sapere che la vittima dell'infortunio fosse alle sue dipendenze, perché era stato assunto a sua insaputa dai collaboratori aziendali, che erano titolari di una posizione organizzativa e che, in ogni caso, avevano assunto la qualità di preposti.</div><div>Tuttavia i giudici di merito, con decisione motivata e coerente, avevano escluso che i collaboratori aziendali avessero rivestito funzioni apicali o organizzative atteso che, generalmente, il preposto assume la qualità di garante dell'obbligo di assicurare la sicurezza del lavoro nel caso in cui sovraintenda alle attività, impartisca istruzioni, diriga gli operai, attui le direttive ricevute e ne controlli l'esecuzione.</div><div>Al contrario, dalle fonti di prova emergeva che i collaboratori dell'imprenditore agricolo non erano titolari di alcuna delega ad assumere il personale e non erano neanche dotati di una autonomia di spesa finalizzata a corrispondere direttamente il salario alle maestranze.</div><div>E poiché nessuno dei collaboratori era destinatario di una delega alle assunzioni e tantomeno del potere di pagare gli stipendi, doveva fondatamente ritenersi che l'imprenditore non potesse essere all'oscuro dell'avvenuta assunzione.</div><div id="ext-gen1207">In materia di violazione della normativa antinfortunistica, gli obblighi di cui è titolare il datore di lavoro possono essere trasferiti ad altri sulla base di una delega che deve però essere espressa, inequivoca e certa, non potendo la stessa essere implicitamente presunta dalla ripartizione interna all'azienda dei compiti assegnati ai dipendenti o dalle dimensioni dell'impresa (Cass. Pen., Sez. IV, Sent., n. 8604 del 29 gennaio 2008, dep. 27 febbraio 2008, Rv. 238970).</div><div id="ext-gen1206">La posizione di garanzia del datore di lavoro è inderogabile quanto ai doveri di vigilanza e controllo per la tutela della sicurezza, in conseguenza del principio di effettività, il quale rende riferibile l'inosservanza delle norme precauzionali a chi è munito dei poteri di gestione e di spesa (Cass. Pen., Sez. III, Sent., n. 29229 del 19 aprile 2005, dep. 3 agosto 2005, Rv. 232307).</div><div id="ext-gen1205">In ogni caso, il conferimento a terzi di una delega in materia di sicurezza non esonera del tutto il datore di lavoro dall'obbligo di adeguata informazione dei rischi connessi ai lavori in esecuzione</div><div id="ext-gen1204">(Cass. Pen., Sez. IV, Sent., n. 44977 del 12 giugno 2013, dep. 7 novembre 2013, Rv. 257168).</div><div id="ext-gen1203">Sulla base di queste premesse, i giudici della Quarta Sezione penale rammentano che "anche i terzi, quando si trovino esposti ai pericoli derivanti da un'attività lavorativa da altri svolta nell'ambiente di lavoro, devono ritenersi destinatari delle misure di prevenzione: sussiste, dunque, un cosiddetto rischio aziendale connesso all'ambiente, che deve essere coperto da chi organizza il lavoro" (Cass. Pen., Sez. IV, Sent., n. 6686 del 4 maggio 1993, dep. 7 luglio 1993, Rv. 195483).</div><div id="ext-gen1202">In conclusione, sono meritevoli di tutela contro gli infortuni, oltre ai lavoratori subordinati, anche le persone estranee all'ambito imprenditoriale in tutti i casi in cui «sia ravvisabile un nesso causale con l'accertata violazione antinfortunistica».</div><div id="ext-gen1201"> </div>